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La fase di allenamento e preparazione in palestra è finalmente terminata. Si avvicina il momento dell’esordio sul ring.
È un momento delicatissimo, sia per il Maestro sia per l’allievo. Entrambi sono assaliti da dubbi e paure.
Da una parte c’è il Maestro:
“Sarà davvero pronto il ragazzo? Non sarà troppo presto? Abbiamo lavorato abbastanza? Riuscirà a sostenere tutte le riprese?”
Dall’altra c’è il giovane atleta:
“Sono abbastanza forte? Ho imparato bene? Riuscirò a mettere in pratica quello che faccio in palestra? E se faccio una brutta figura davanti ai miei amici? E se deludo il mio Maestro?”
Le preoccupazioni, però, hanno origini diverse.
Per il Maestro, la paura è legata soprattutto alla sicurezza e al benessere del proprio atleta. Il pugilato è uno sport particolare: un ragazzo o una ragazza che salgono sul ring senza la giusta sicurezza rischiano di farsi male. Per questo un buon Maestro non guarda solo la preparazione tecnica, ma valuta anche la maturità mentale ed emotiva del proprio allievo.
Per l’atleta, invece, la paura nasce soprattutto dall’ansia da prestazione. Si desidera dimostrare subito il proprio valore e la sconfitta viene spesso vissuta come qualcosa di disonorevole, quando in realtà rappresenta una delle esperienze più importanti per la crescita di ogni sportivo.
Sono emozioni fortissime. Il pugilato è uno dei pochi sport che ancora oggi mette una persona di fronte a sé stessa, alle proprie insicurezze e alle proprie paure più profonde.
Il Maestro, avendo vissuto per anni queste sensazioni, impara a gestirle. Per l’atleta, invece, il percorso è più complesso. Entrano in gioco la fiducia in sé stessi, la fiducia nel proprio allenatore, il timore di bloccarsi e di non riuscire a esprimere tutto ciò che si è imparato durante gli allenamenti.
In una società sempre più orientata al benessere materiale, alla superficialità e alla vita virtuale, la boxe continua a rappresentare un’autentica scuola di realtà. Costringe i giovani a guardarsi dentro, ad affrontare le proprie paure, a conoscere i propri limiti e, allo stesso tempo, a scoprire qualità che spesso nemmeno immaginavano di possedere.
I ragazzi non devono essere eccessivamente protetti dalle difficoltà della vita. Prima o poi la vita presenterà il conto a tutti, e affrontarla senza aver mai imparato a gestire la paura, la fatica o una sconfitta può essere molto più difficile.
Fortunatamente, negli ultimi anni, da Maestro sto osservando una lieve inversione di tendenza. Sempre più genitori accompagnano i propri figli in palestra con la consapevolezza che stanno entrando prima di tutto in una scuola di vita e solo successivamente in una palestra di pugilato.
Che diventino campioni oppure no, per me è un aspetto secondario.
Ciò che conta davvero è la loro crescita psicofisica, la formazione del carattere, la capacità di affrontare le difficoltà con coraggio, disciplina e rispetto.
Quando riesco a ottenere questo risultato, ho raggiunto il mio vero obiettivo come Maestro.
Tutto il resto è soltanto scenografia.
Stefano Cappadonna
Maestro di Pugilato Olimpico
Promoboxe – Pugilato Giovanile – Maestro Stefano Cappadonna
Stefano Cappadonna – Promoboxe Elite Personal
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