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Era il gennaio del 2007 quando ho deciso di aprire un’associazione sportiva di boxe a Giaveno. Dopo tanti anni passati ad allenarmi, avevo iniziato a seguire i più giovani nella palestra che frequentavo allora. Mi piaceva così tanto che ho capito che quella era la mia strada.
Il primo anno, per contenere le spese e capire che direzione avrebbe preso il progetto, ho affittato una palestra scolastica a due passi da casa. Gli orari erano assurdi, ma la fame di fare era tanta. Abitando in una zona centrale, ho piazzato fuori da casa mia una bacheca pubblicitaria con la descrizione e gli orari dei corsi.
Il giorno dopo, suona il campanello.
Mi trovo davanti un signore anziano, un mio vicino di casa di circa 80 anni. Mi chiede cosa avessi in mente con quella bacheca e poi inizia a raccontare. Con gli occhi lucidi ed emozionato come un bambino, mi confessa la sua passione per la boxe in gioventù e di quando, da piccolo, incontrò il leggendario Primo Carnera.
Dopo avermi raccontato la storia con una dovizia di particolari impressionante, mi stringe la mano e mi consegna un racconto scritto di quella sua incredibile esperienza. Ho ringraziato, sono tornato in casa, ma quel pezzo di carta e quelle parole mi hanno fatto riflettere per tutti questi anni.
L’eredità e la responsabilità del ring
Chiunque si avvicini al pugilato, eredita una grande storia. Una tradizione che si perde addirittura nei millenni. Per questa ragione, ci si porta sul ring anche una grossa responsabilità: questo sport è unico, e la sua unicità è la sua vera ricchezza.
Ovviamente anche il pugilato deve aggiornarsi ai tempi moderni, ma non può e non deve mai perdere di vista il proprio glorioso passato. Perché la boxe contiene una magia fatta di drammi personali, in cui l’uomo viene messo di fronte a se stesso e alle proprie paure come non accade in nessun altro sport. A volte in modo brutale.
È una magia di sacrificio e sangue, di rinascite e ricadute, di esaltazione e disperazione. Tra tutti gli sport che conosco, è quello che più imita il senso della vita stessa.
C’è un peso morale specifico nella boxe. E chiunque si approcci ad essa – in qualunque ruolo – ha il dovere di sentirselo addosso. Per rispetto. Per non tradirne mai la storia.
Stefano Cappadonna – Maestro di Pugilato

